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Ristorante PAMIR
Specialità afgane
3 rue Sainte Claire
06300 VIEUX NICE (a fiance della Place Saint François)
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Nel cuore del Vieux Nice, all'imbocco di una viuzza in salita
che si dipana dalla Place Saint François, a fianco di un ristorante tunisino
(il Saf Saf), ecco un ristorante in cui sedersi ad uno dei suoi tavoli, sia in terrazza
ma ancor più all'interno, equivale a fare un lungo e suggestivo viaggio culturale
gastronomico in un lontano Paese oggi all'onore delle cronache purtroppo più
per la guerra al terrorismo, l'Afghanistan. Quante volte l'ho vista quella
terrazza, quella scritta "specialités afghanes", sapevo che era solo
una questione di tempo, di trovare l'occasione giusta per provarlo, che un
giorno mi sarei seduto ad uno di quei tavoli, perché osservandolo da fuori,
dalla clientela che entrava, avevo intuito che ne sarebbe valsa la pena. Sono
pochissimi gli afghani in Francia, ancor meno in Italia; in tutta la Francia ce
n'é circa 500: uno di loro ha aperto questo ristorante da oramai diversi anni
a Nizza, e ci regala, ve lo assicuro, dei gusti deliziosi in piatti preparati
con molta cura e raffinatezza. La sera vale assolutamente la pena prenotare la
sala interna, col suo decor afghano, in cui sono preparate tavole in cui
poter mangiare seduti quasi per terra. Il titolare, un ragazzo afgano sulla
quarantina, si fa capire col suo francese strascicato e gli si illuminano gli
occhi quando gli faccio domande sulla sua terra, i piatti che mi
serve sono deliziosi, ho iniziato con una "entrée", melanzane
alla salsa di yogurt e di pomodoro speziato (Badinjani Bourani) , poi il
piatto principale una brochette (spiedino) di agnello marinato con riso afgano
profumato all'anice, spinaci con yogurt, bocconcini di vitello in salsa allo
zafferano (Baqli Palao). Poi assaggio di 3 desserts, e té finale al
cardamone. Sapori buoni ed armoniosi in bocca, ci ritornerò. Ideale per una
serata originale ci si immerge in un'atmosfera dai suoni lontani, e si mangia
veramente bene. Un grande poster del comandante Massud in bella vista proprio
all'ingresso del ristorante, fu ucciso da due kamikaze di Al Qaeda proprio alla
vigilia dell'attentato dell'11 settembre.
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Capo carismatico dell'opposizione ai
sovietici prima e ai Talebani poi, il comandante Massud è morto il 13
settembre a causa delle ferite riportate in un attentato del 9
settembre.
Nato nel 1953 nel villaggio di
Jangalak, nella regione del Panshir, a Nord di Kabul è di etnia tagika.
Di buona famiglia, il padre militava come ufficiale sotto il re Zahir
Shah.
Per decisione del padre frequenta il Licèe francese di Kabul, la scuola
"bene" dell'Afghanistan
di allora, e poi il Politecnico. Tra le sue letture Mao e Che Guevara.
Nel 1975 fonda il suo primo gruppo armato e quando nel 1979 l'Unione
Sovietica invade l'Afghanistan diveta uno dei leader della resistenza
islamica dei mujaheddin.
E' proprio in quegli anni che gli viene attribuito il soprannome di
"leone del Panshir". Per sette volte i russi tentano di
conquistare la regione da lui difesa e per sette volte sono respinti.
Massud combatte per il suo popolo e per la democrazia. Nel 1992 la
destituzione del governo filorusso di Najibullah. Massud consegna il
Paese al professore teologo Burhanuddin Rabbani, che guida il partito
democratico Jamiat Islammi.
E' a questo punto che in l'Afghanistan scoppia una guerra senza
quartiere tra gli artefici della sconfitta del governo filosovietico.
Massud, vicepresidente e ministro degli esteri, è bersagliato in prima
persona dalla rivalità e dall'odio etnico di Gulbuddin Hekmatyar, capo
del partito di opposizione Herzbi Islammi. La lotta spiana la strada ai Talebani
che nascono come forza politica e nel 1994 sono già padroni del Paese.
Kabul bombardata tutti i giorni da Hakmatyar viene ridotta ad un cumulo
di macerie. Nel 1996 l'ascesa dei Talebani costringe Massud a ritirarsi
nella valle del Panshir. Controlla ancora circa il 10% dell'Afghanistan
e ha tra i 15 e i 20 mila combattenti. Stringe alleanza con l'ex nemico
Dostum, il generale uzbeko, rientrato Afghanistan dopo quattro anni di
esilio in Turchia. Nasce così l'Alleanza del Nord.
Nel 1999 Massud compie un "giro diplomatico" in Europa,
cercando di sensibilizzare i Paesi occidentali al dramma afghano,
denunciando le connessioni tra Talebani e Osama Bin Laden.
La lotta di Massud contro i talebani è disperata.
I Talebani si ripromettono di conquistare anche quello spicchio di
Afghanistan fuori dal loro controllo. Massud deve affrontare l'emergenza
dei profughi, migliaia di persone stipate in campi fatiscenti, in
condizioni sanitarie spaventose. Ma il "Leone" si difende e
nelle interviste che rilascia ai pochi giornalisti occidentali che si
avventurano nel Panshir si mostra fiero e determinato.
Massud è ferito il 9 settembre del 2001 in un attentato suicida
commesso da due arabi che si fingono giornalisti, in possesso di
passaporti belgi contraffatti. I due riescono ad avvicinare Massud e
durante il colloquio fanno esplodere una bomba nascosta in una
telecamera. L'attentato sarebbe maturato grazie a una triangolazione tra
talebani, servizi segreti pakistani e l'onnipresente Bin Laden. Qualcuno
sospetta che l'omicidio sia un segnale per i kamikaze pronti in Usa.
Per qualche giorno la notizia del ferimento di Massud è smentita. Poi
il 14 l'Alleanza ammette la morte del Leone.
Il 16 settembre 2001 migliaia di persone si radunano a Jangalak per i
funerali di Massud.

La trappola a Massud
Massud venne ucciso nel suo ufficio nel nord dell'Afghanistan. Due
uomini di origine araba spacciatisi per giornalisti avevano richiesto
un'intervista. Avevano detto di appartenere a "centri islamici in
Europa" e che volevano "conoscere i problemi dei musulmani nel
mondo". I due furono perquisiti ma non gli venne trovato addosso
nulla. La bomba era forse nascosta nella videocassetta per l'intervista.
Secondo Massun Khalili, ambasciatore dell'Alleanza del nord in India -
che quel giorno fece da interprete e rimase ferito - Massud era come
sempre padrone di se' e anche molto ospitale.
"Cosa farai di Bin Laden?"
Era circa mezzogiorno quando i
'giornalisti' cominciarono con delle domande prima di filmare.
"Quando andrai a Kabul cosa farai a Osama bin Laden?", chiese
a un certo punto uno dei due. Massud aveva fatto appena in tempo a dire
una prima parola quando la bomba esplose, facdndo saltare in aria, a
quanto sembra, anche il 'giornalista'. Anche l'altro 'reporter-kamikaze'
mori'.
Nei giorni seguenti ci fu una lunga altalena di notizie e di smentite
sulla sorte del 'leone del Panjshir'. Il 15 settembre arrivo' la
conferma della sua morte. Trasportato dopo l'attentato in elicottero in
un ospedale della provincia di Takhar, era spirato alle 10 di mattina
dopo un'agonia durata quasi una settimana.
Il giorno dopo venne sepolto a Jangalak, il suo villaggio natale.
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www.restaurant-pamir.com
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