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L’Iguan Cafe

5 quai Deux Emmanuel

NICE (Le Port)

                      Come puoi descrivere un posto che ogni volta è diverso da come l’hai trovato la volta precedente? Intendo dire l’affluenza e la qualità degli avventori, due aspetti cruciali in ogni locale pubblico. A parità di serata scelta, per esempio, il sabato. Ci sono riandato dopo un assenza di qualche mese, per poter scrivere qualcosa di reale e di aggiornato su questo locale che è sempre stato “mitizzato” in terra di Liguria come una discoteca di gran successo, dove si balla sui tavoli (..e allora? Lo fanno dappertutto..). Puo’ anche darsi che in un qualche periodo del passato,sia stato all’altezza della sua fama, anche se immagino abbia sempre pullulato di ventimigliesi ed altri italianuzzi attratti dal “mito” della francese alla Brigitte Bardot, finendo regolarmente per ripiegare su dei “cessi” che probabilmente in Italia non avrebbero neanche il coraggio di guardare.

Trash, felliniano, troppe facce brutte per essere vere, zoccolame vario, cinquantenni assatanate con orpelli e protesi varie, giovani ragazze con le sembianze da tardone, giovani ragazzi di Ventimiglia Alta impomatati e con l’abito della prima comunione alla disperata ricerca della prima scopata della loro vita, quarantenni con lo sguardo serio e rassegnato ed altri con lo sguardo allegro ma sempre rassegnato, che osservano severi ciò che accade in pista, sbigottiti per la quantità industriale di cessi che quella sera hanno avuto tutte la stessa idea: andare all’Iguan Café.  

Eppure, quella sera mentre cercavo parcheggio, ero fiducioso: l’ultima volta che ero venuto in questo posto avevo conosciuto una ragazza molto bella, di origine marocchina, mi ricordava tanto la Afef, la moglie di Tronchetti Provera, qualche centimetro in meno, anche qualche grammo di cervello in meno, ma molto bella, indiscutibilmente. Era spuntata, dopo un paio di ore che ero già nel locale, dagli sgabelli della sala che c’è dopo la pista da ballo, conosceva un amico con cui ero entrato quella sera. La discussione fu simpatica, lei era molto solare, sorridente, estremamente bella: la sua situazione era piuttosto complicata, diciamo aveva qualche problemino di ordine pratico che, da buon vigliacco, mi fece passare in secondo piano il suo sguardo attraente, i suoi occhi, eccetera eccetera, e mi spinse a raffreddare le mie pulsioni. Dicevo che quella sera, mentre cercavo parcheggio, essendo in compagnia di una dolce fanciulla, non avevo per ovvie ragioni intenzioni bellicose. Lo stato d’animo era quello malizioso di chi vuol fare un sopralluogo per una eventuale futura capatina in solitario ed in tenuta da combattimento. Con ogni probabilità le stesse intenzioni aveva la mia compagna, e non per questo potevo certo volergliene. La strada  che costeggia il porto era come al solito intasata di auto parcheggiate. Trovai un posto come spesso capita nella salitina che porta al Boulevard de Stalingrad dove si possono trovare croissants et pains au chocolat caldi all’orario dell’uscita dalla discoteca.

  Avrebbe già dovuto insospettirmi l’insolita gentilezza con cui l’uomo alla porta ci accolse. La porta a vetro, l'ingresso, il guardaroba al lato opposto del locale: il solito rito del cazzo di tutte le discoteche, ma quei tre atti, compiuti nel giro di cinque minuti, mi furono sufficienti per realizzare che avevo buttato via 100 franchi e che da quello stesso istante sarebbe partito il conto alla rovescia per andarmene da li. Ho stretto i denti, ho bevuto un cocktail insignificante preparato da un barman molto simile al coktail, ho ballato solo per accompagnare Nathalie, ma il momento più bello della serata fu quando decidemmo di andarcene.

Vedremo che succederà in futuro, per ora ci manderò altri in avanscoperta e se ci saranno novità positive sarò lieto di farlo sapere a tutti voi. Per ora: ALLA LARGA!!

 

 

 

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