|
28/10/2010
Sono le 15,30, siamo arrivati da neanche un’ora dopo un viaggio di 6 ore e siamo già in pista…. Allora alla ricerca della Cattedrale nera de Notre Dame de l’Assomption, basta salire un po' eccola li, attraversiamo l’elegante Place Victoire, una rapida visita alla Maison du Tourisme che occupa un vasto spazio al p.t. di immobile sulla piazza, ampia e vuota, la signorina non pare indaffarata, la occupo con qualche richiesta su Vulcania, merci aurevoir, ed ecco l’unica grande cattedrale in pietra lavica nera al mondo, pietra di Volvic.
Hai voglia di strofinare la pietra per pulirla, tutto inutile, non è
sporca di smog, è proprio nera di suo. Certo la facciata nera un po'
impressiona non siamo certo abituati, naturalmente anche dentro è nera (Vedi
foto). Si prosegue nel nostro itinerario attraverso le viuzze della Vieille
Ville, seguiamo quello consigliato dalla Guide Vert Michelin, ed arriviamo
all’altro monumento faro dii Clermont Ferrand, la Basilique de Notre Dame du
Port, patrimonio Unesco. Basilica romanica luccicante grazie al lungo lavoro di restauro oramai
terminato. E’ bella, stupenda nella semplicità di una chiesa romanica.
Si gira ancora un
po' ad
ammirare gli antichi edifici della Rue Blaise Pascal . La sera si cena alla
brasserie Chardonnay, proprio dietro la Cattedrale, consigliato sia dalla Guide
Vert che dal Routard: locale pieno, titolari super affabili, uno dei due di
origine corso/marsigliese, dall’età di 8 anni finiti in Auvergne, si parla di
vini di cui è molto esperto, assaggiamo piatti locali, l'os à moelle gratiné,
incredibile pezzo di midollo tagliato in due, tarte ai formaggi d’Auvergne,
saucisse de Cantal con aligot (un puré di patate mischiato con formaggio d’Auvergne).
No caro, e buono. L’indomani a mezzogiorno ci strafogheremo con la truffade , piatto locale, e con la fondue de fromage d’Auvergne, all’Auberge de l'Ane ( www.aubergedelane.com ) a Saint Nectaire località Les Arnats, imboscato nella natura ad un altitudine di 1400 metri, e per questo più intrigante andarci: per arrivarci in tempo prima che chiudessero, mi trovo impegnato in una specie di rally, coccolato dal navigatore GPS, tra le stupende campagne auvergnate tra vacche al pascolo e prati stile Heidi, una visione che mi resterà impressa , il mito del viaggio, la curiosità dell’avventura, leggere seduto sul divano di tutti i giorni di un indirizzo che ci fa sognare, possibilmente magnificato e sperduto nella natura, il suo mistero, e dirsi “andrò lì …” , il balzo spazio temporale tra il momento dell’immaginazione di quell’attimo e quello in cui si vede dal finestrino dell’auto la porta di quel posto, ed il sorriso della padrona che mi accoglie , ed il tavolo preparato per me, del potersi dire oggi per me tutto è possibile ed aggiungere quest’altra esperienza alla storia della vita, la mia, che ingenuamente decido con determinazione di raccontare solo nell’illusione che ne resti qualche traccia e un minimo di trama.
Venerdì 29 ottobre 2010 Al mattino di quello stesso
venerdì 29 ottobre, un’altra giornata di sole, andiamo a cercare la Place de
la Rodade, da li infatti parte la rue de la Rodade per iniziare la visita del
quartiere di Monferrand, anch’esso sino a quel momento per me solo il disegno
di una piantina di città. Ci accoglie lungo quella strada e nella place Poly
adiacente, la tipica animazione di un grande mercato i cui espositori nonché i
clienti sono per lo più maghrebini, sembra infatti di essere piuttosto in un
suk del Cairo, l’ho trovato oltre che inaspettato molto originale ed anche
culturalmente per me interessante, non essendo mai stato in un paese arabo, (ho
visitato la Turchia, paese musulmano, ma nel lontano 1986). Alla fine della rue
Rodade si incontra la ripida rue Chaussette, che rappresenta un po’ il centro
commerciale del quartiere, con eleganti vecchi hotel restaurati che riconosciamo
seguendo diligentemente le indicazione della Guida Michelin. Non avevamo ancora
fatto colazione , trovare un bar che ci servisse croissant café è stato vano.
Quindi un salto in panetteria (…au fond de la rue… ) e poi un caffè al
tavolino di una sorta di elegante pub proprio all’incrocio, di cui ci aveva
colpito il sorriso della cameriera che poco prima ci aveva indicato dove trovare
dei croissants caldi. Nel corso del
successivo spensierato, isolato e silenzioso passeggio (da bassa stagione) tra
la vie di questo antico quartiere, raggiungiamo la seconda chiesa
“nera” di Clermont Ferrand anch’essa come tutto il quartiere di
Monferrand oggetto di restauro: doppio campanile, all’esterno si fanno notare
i gargouilles lunghi e lavorati, l’interno mi ha sicuramente impressionato
ancor più che la Cattedrale.
Alla fine del pasto di
Sainte Nectaire , scendiamo verso il centro del villaggio per visitare una
basilica romanica, tra le più importanti dell’Auvergne, insieme a quella di
Orcival (che riusciremo ad ammirare lo stesso giorno solo dall’esterno, la
sera tardi a notte fatta, e solo per un lato essendo l’altro coperto da
impalcature) ed alla basilica del
Port a Clermont Ferrand. Ancor più bella per la sua situazione in mezzo alla
campagna, scorgo i boschi dall’interno guardando la porta d’ingresso.
Sabato 30/10/2010 E’ la giornata
dedicata a Vulcania ( www.vulcania.com
), Parco d’attrazioni incentrato sul tema dei vulcani, di cui la regione è
disseminata, inattivi da millenni , di cui restano crateri , e di cui sono
formate le montagne del Puy de Dome, e le rocce e le pietre con cui sono state
costruite le chiese nei secoli passati. Parco con rispettabili finalità
pedagogiche ma che strizza alla grande l’occhio ad Hollyvood (e magari anche a
Disneyland) con le sue decine di proiezioni in 3D con tanto di effetti speciali
e sedie che ballano . Alcune rappresentazioni realmente interessanti,
tipo “La Terre devoilée” che dura 45 minuti, su un grande schermo un
animatore “gioca” con la Terra e ci fa scoprire grazie alle foto satellitari
alcune curiosità del nostro Pianeta (peccato che il sistema assomigli un po’
troppo al programma Google Earth) , oppure il reportage giornalistico originale
dell’epoca sull’eruzione catastrofica del
Mont Saint Hélens avvenuta nel 1980 negli USA; altre solo brevi e
divertenti per gli effetti speciali (vietate a donne incinta ed a cardiopatici)
ed adattissime per i bambini, che sono numerosissimi
tra i visitatori del Parco. Apre alle 10 e chiude alle 18, e ci vuole
proprio tutta la giornata se si vuole visitare quasi tutto. All’interno
ristorante self service (cafeteria) oppure una brasserie con menu fissi molto
interessanti e piatti molto gustosi, con meno di 20 € avete diritto a
tre piatti tipo tartine de pieds de
porc gratiné, volaille farci au cepes, plateau de fromages (protagonista il
Bleue d’Auvergne, il Cantal, il Sainte Nectaire), tutti provati ed apprezzati
dal sottoscritto in persona.
Il resto è il paesaggio
che scorre lungo l’autostrada del ritorno, l’umido dei pini, da Clermont Ferrand a Saint
Etienne, l’Auvergne che ricorda le Dolomiti o le campagne senesi,
cullato dal rumore dei pneumatici sull’asfalto, da una musica country
che esce dagli altoparlanti, il mito del viaggio.
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||