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Alberghiere

Ambassade

18, rue du Congrés – NICE

Infoline e prenotazioni: 06 62 00 69 97 Infoline e prenotazioni: 06 62 00 69 97 Infoline e prenotazioni: 06 62 00 69 97

Cambiamo quartiere. In un posto impensato, defilato rispetto al cuore della zona pedonale, una traversa verso nord proprio all’inizio della “rue pietonne” (lato Rue de France), la rue du Congrés, una via piu’ da agenzie immobiliari, da targhe di studi medici o di commercialisti (experts-comptables) che di locali notturni. Eppure, passati i giardini della Rue Buffa, sul lato destro c’é un insegna luminosa viola, sopra una porta dall’aspetto di cio’ che nasconde, c’è l’Ambassade.  

Siamo in una discoteca. Una classica discoteca, di quelle piccole ed accoglienti, come ce ne sono molte in Italia. Quindi nulla a che vedere coi locali di cui ho parlato prima.

L’ingresso é di quelli che devi suonare, come se entrassi in casa di qualcuno, o in una setta di satanisti, o in un club di pederasti.

Dunque suoni, il piantone (termine cameratesco ma efficace) fa finta di scrutarti dallo spioncino, la porta si apre e ti si presenta dinnanzi un negro coi capelli stirati avvolto in un cappotto di leopardo (non é uno scherzo, é proprio cosi’).

Una volta entrato, immediatamente sulla sinistra trovi il cassiere che ti chiede una bella 100 franchi (dal primo gennaio 2002 sono diventati 15 euro), dandoti in cambio un buono per una consumazione (a proposito di consumazione, per non saper né leggere e né scrivere consiglio caldamente di scegliere un buon flûte di champagne, perché i cocktails alcoolici sono piuttosto anemici, il Negroni non sanno manco cosa sia visto che il Campari é pressoché impossibile da trovare nei bar francesi).

Una volta versato il tuo obolo, prosegui il tuo percorso scendendo qualche scalino e trovandoti, alla fine della scala, di fronte al guardaroba (2 euro, grazie), mentre sulla destra entri finalmente nella discoteca.

E’ necessario sapere una cosa molto importante: questo locale si riempie non prima dell’una e mezza, facciamo pure le due.

In compenso sino alle 4 e mezza 5 ti puoi scatenare, se ami il genere, col locale pieno zeppo in ogni ordine di posto.

Quindi se capitate qui dentro verso mezzanotte e vi trovate in compagnia del cassiere, della guardarobiera e delle bariste (niente male), col cameriere che sta facendo un pokerino col disc jokey, non fatevi prendere dal panico; siete solo in netto anticipo rispetto all’ora dell’appuntamento che come al solito nessuno sa chi ha deciso, ma che é cosi e basta: una e mezza.

Tantovale andare a dormire alle 10, e puntare la sveglia all’una, senonaltro si puo tirar tardi senza rischiare di addormentarsi sul piu’ bello (non si sa mai).

Una volta entrati il décor é inappuntabile, "chapeau", tutto ben curato, pareti e soffitto tappezzati con un elegante tessuto imbottito. Divani e sgabelli in velluto rosso. Cartello "RESERVE" su tutto i tavoli, ma é possible fregarsene e sedersi comunque. E poi tante bimbe di 18,19, 20, 21, 22, 23 anni eccetera eccetera eccetera, tutte intorno. Belle, brutte e cosi cosi.  Ma tutte con quel qualcosa in piu che si chiama Francia.

Comunque arrivare presto puo’ serbare anche delle sorprese gradevoli, dagli sviluppi imprevedibili.

Per esempio che anche una bella ragazza sola sia entrata a quell’ora, non essendo al corrente, come del resto te, delle usanze masochiste degli abitués del locale.

 Puo accadere che anche lei si piazzi, proprio un paio di metri davanti a te, al bancone, che é lungo e dritto, senza spigoli né curve, visibilità ottima, ad osservare la pista vuota, sorseggiando un drink, scegliendo tra i davvero pochi cocktails che le bariste ed il barista (veri geni del settore) sono in gradi di proporti.

  La ragazza é inquieta, apre la borsetta nera, sfila una sigaretta dal pacchetto, lunga  e sottile, e la infila in un bocchino.

Erano anni e anni che non vedevo una persona fumare col bocchino; l’ultima fu  un mio lontano zio, che pero’ era fornito anche di unghia lunga del mignolo che completava alla perfezione lo spettacolo a cui assistevo nel vederlo fumare, il gesto, l’espressione del viso, gli occhi socchiusi abbandonati alla voluttà del fumo che fuoriusciva dalla bocca senza essere soffiato e si spandeva cosi su tutta la faccia, e infine il mignolo della mano che stringeva il bocchino tra indice e medio, con la sua unghia gialla tuttofare.

 Non so per quale oscuro motivo mentre ho una bella trentenne sola e, apparentemente, ben disposta davanti a me mi vengono in mente ‘ste cose.

Forse la visione improvvisa ed inaspettata di quel bocchino, col suo nome cosi evocativo, che si presta alle allusioni piu grette e diffuse presenti nel linguaggio cameratesco italiano.

  E mi trovo cosi a riflettere sul fatto che un francese, chiamandosi nelle lingua di Moliére banalmente “fume-cigarette”, al mio posto non si sarebbe mai avventurato in elucubrazioni di questo tipo: si sarebbe forse limitato a pensare che quella tipa cercasse rogne, intenta com’era, quella sera, ad usare l’artiglieria pesante.

  Ed é cio’ che ho pensato anch’io: un passo avanti e due indietro (lei); io bello rilassato, fermo, gomito appoggiato al bancone, bicchiere oramai vuoto, ad osservare la pista ancora vuota, davanti a me, e questa che si avvicina gradualmente, si scosta un po dal bancone, fa qualche passo avanti, qualche altro verso destra, poi torna al punto di partenza, fa scivolare il bicchiere sul bancone quei trenta centimetri all’indietro verso di me, e poi riparte; finchè, accorciate le distanze e giunta a portata del mio orecchio mi chiede….; basta, il racconto finisce qui. Non voglio infierire su chi sta leggendo, non posso ostentare in questo modo un talento cosi evidente. Provare per credere, una capatina in questo locale, al sabato sera, la consiglio senza alcuna esitazione, in particolare agli under 30.  

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